08 maggio 2011

Panini con lo speck al Bletterbach

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Ieri escursione soft a pochi chilometri da casa. Sono stato al Bletterback, il sito protetto dall'Unesco più vicino a casa mia. E' un escursione che ho fatto più volte e che ho rifatto volentieri con amici che non l'avevano mai vissuta. Siamo in provincia di Bolzano nel territorio di Redagno. Qui sorge una gola intagliata proprio dal torrente Bletterbach che nel corso dei millenni ha inciso profondamente la straordinaria successione di rocce stratificate che stanno alla base di tutto il complesso dolomitico creando una vera e propria finestra temporale sulla preistoria. In parole povere e spicce, immaginatevi una bellissima torta appena sfornata di cui però non potete vedere la consistenza interna e ne la farcitura. Per farlo, tagliate una fetta e ficcate il naso nel solco appena creato. Il Bletterbach è quel solco, e la sua corrispondente torta si chiama "Dolomiti".

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Il canion del Bletterbach, lungo diversi chilometri e profondo fino a 400 metri, ha messo in luce uno spaccato di rocce che vanno dal Permiano al Triassico Medio (Dianilla, se scrivo vaccate correggimi!). La documentazione del Permiano superiore, il progressivo avanzamento del mare della Tetide su queste aride pianure (a quel periodo l'Alto Adige era spostato all'equatore), il clima, le piante, le impronte dei rettili e degli anfibi, sono registrati negli strati di roccia con assoluto dettaglio e fanno di questo luogo un sito di valore geologico senza paragoni in tutta Europa. 
Per arrivare al Bletterbach si parte dal paese di Redagno alta e attraverso un bellissimo sentiero in mezzo al bosco, ci si avvicina ai bordi del canion.

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Siamo in quattro a camminare tranquillamente nel sottobosco. La giornata è spettacolare e fa già quasi caldino. Tutto intorno non si sente volare una mosca. Ecco un prato con alcune Soldanelle.

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Ma anche i crochi.

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E le Genziane.
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La stradina nel bosco prosegue attraversando alcune zone paludose.
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E dopo 20 minuti eccoci giunti all'inizio della discesa nel Bletterbach.
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Facciamo alcuni passi e già notiamo enormi pareti nell'altro versante, con evidenti strati geologici.
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Continuiamo a scendere.
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Le indicazioni sono chiarissime.
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Alcuni passaggi sono molto spettacolari ma non pericolosi.
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Ecco l'inizio del canion sotto di noi. Là sotto ci sono due ricercatori intenti a studiare le rocce.
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Ancora pochi passi...
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Ed eccoci nel fondo del canion. Purtroppo l'acqua del Bletterbach è limacciosa, forse frutto della neve che ancora si scioglie a monte e smuove la terra.
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Proseguiamo lungo il canion e subito ci troviamo circondati da pareti di porfido risalenti a quasi 300 milioni di anni fa. Manca ancora molto all'avvento dei dinosauri.
Quando questi strati di materiale si depositarono, non esistevano nè boschi, nè monti nè valli. Solo una distesa di terra spaccata da voragini piene di lava eruttante.
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Una lieve cascatella inumidisce un'intera parete di roccia sulla nostra destra.
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Proseguiamo ancora. Ogni passo in avanti nel canion è un balzo in avanti nel tempo.
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Ecco una cascatella che superiamo alla sinistra con facilità.
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Qui l'acqua ha scavato degli scivoli liscissimi.
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Dopo la cascata si entra in un altro ambiente.
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Qui la roccia predominante non è più il porfido, ma il prodotto della sua erosione: l'arenaria della Val Gardena.
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E l'erosione è continua anche al giorno d'oggi. Qui c'è una fanghiglia inconsistente che scorre dentro l'acqua. Sembra Limo.
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Non è difficile osservare in questi luoghi intere rocce composte da sabbia e detriti cementati, ma anche piccoli organismi e conchiglie, oltre che fossili di foglie, rami, spore, ecc..
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Proseguiamo ancora, non manca molto alla fine del canion che in questo punto è molto largo. Le pareti si innalzano ancora e nella loro parte superiore hanno una composizione che preannuncia un ennesimo salto nel tempo.
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Siamo alla fine del Paleozoico circa 250 milioni di anni fa, quando il mare inizia a penetrare con maggior decisione nel territorio altoatesino. Si forma così un ambiente di bassi fondali
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punteggiato di lagune azzurrissime che nei periodi più caldi lasciavano spazio a spettacolari distese di gesso e salgemma, oggi evidenziate nelle venature bianche delle pareti. Eccone un esempio su una roccia presa per terra. DSC_5009.JPG
Ma il vero padrone di questo tempo è il Bellerophon, un gasteropode diffusosi a tal punto da dare il nome anche alle rocce del periodo.
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Assieme a lui c'erano naturalmente pesci, coralli, spugne e ricci di mare preistorici, incrementando con la loro fossilizzazione le maestose bancate calcaree che vediamo. 
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Ancora più su si nota l'annuncio di una nuova era, quella dei dinosauri: il Triassico.
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Il colore della roccia si fa diverso, tingendosi di un verde tenue, si tratta della formazione di Werfen, depositatasi tra 245 e 235 milioni di anni fa. E' il chiaro indizio che il mare prende piede, si fa più profondo cancellando il precedente ambiente lagunare. Così, mentre in altre zone del pianeta i rettili diventano padroni assoluti, l'Alto Adige si trasforma in una specie di paradiso tropicale fatto di atolli corallini degni di un depliant pubblicitario.
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Giungiamo in fondo al canion e troviamo una sorpresa ad attenderci. Una frana, probabilmente caduta da alcune settimane, ha completamente sradicato dalla roccia la scala metallica alta oltre 20 metri che permetteva di uscire dal Bletterbach.

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Ecco una serie di scalini accartocciati dalla forza della natura.

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E così ci toccherà tornare indietro ripercorrendo di nuovo tutto il canion. Peccato perchè alla fine della scala avremmo potuto vedere l'ultimo periodo storico descritto e documentato nel Bletterbach: quello dei dinosauri. Enormi bancate di corallo testimoniano quest'era risalente a 220 milioni di anni fa. Qui tra il greto del torrente troviamo blocchi biancastri costituiti da una roccia chiamata Dolomia del Serla. Lo strato di questo tipo di roccia è veramente grande, tanto da formare l'intera montagna che sta 800 metri più sopra: il Corno Bianco. Giriamo i tacchi con un pò di delusione e ci mettiamo a cercare alcuni reperti fossili tra i tantissimi tipi di roccia che troviamo a terra. Ecco un sasso con incastrato dentro sè un legnetto carbonizzato.

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Ecco altro legno incastrato tra gli strati rocciosi.

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E qui, stacchi netti di varia tipologia di roccia. Eccezionale.

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Faccio altri scatti sopra la mia testa. I colori sono micidiali.

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Questo è il Butterloch, l'enorme catino conclusivo del canion Alto atesino.

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Velocemente risaliamo il canion e torniamo verso la partenza.

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Si sale.

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Nel bosco scorgiamo un albero ciclopico che all'andata non avevamo visto.

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Avrà un'altezza vicino ai 40 metri. Non se ne vede la fine!

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Ecco Marco vicino al bestio. Ora potete rendervi conto della sua grandezza.

DSC_5099.JPGVista la mezza delusione della parte finale dell'escursione, ci scegliamo un bel prato assolato per il divorare ottimi panini con lo speck. La pancia brontola! La vista, guarda caso, è sul Corno Bianco e sulla parte finale del Bletterbach. Lo vedete sulla sinistra?

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Ecco una bella panca con tavolo all'ombra di un gruppo di larici. Direi che è perfetto!

DSC_5123.JPGDopo il pranzo, c'è il tempo di prendere un po' di sole e ammirare il panorama in una pace totale. Il prato è disseminato dai fiori gialli di Tarassaco.
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Ecco il Corno Nero dal lato Nord. La neve ancora non se n'è andata.
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Il tempo di salutare le ultime genziane nei prati,
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questi deliziosi fiorellini
DSC_5125.JPGe i vitellini curiosi, e l'escursione si è purtroppo conclusa.

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Spero vi siate divertiti.  Alla prossima avventura!

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10 commenti:

Zion ha detto...

è stato...è stato...cavoli è stato emozionante leggere questo post! hai spiegato tutto in maniera semplice e chiara, non credevo potesse essere così tanto interessante e istruttivo!!! :D
wowwwww che posto fantastico...eppure sono sicura che senza spiegazione sarebbe molto meno fruibile.
Un giorno mi piacerebbe andarci e...mi stamperò questo post!!!
xD

Anonimo ha detto...

che colori Momo, bellissime foto!!
ciao massimo
p.s. e a casa il tonno continua a piangere..

Stnd ha detto...

A luglio mi piacerebbe fare un'escursione qui. É prof io "sotto" al nostro albergo!

Anonimo ha detto...

ciao momo
come sempre grandi foto a grandi posti. ti seguo sempre con mia figlia di 12 anni che vorrebbe iniziare con la fotografia.
come posso fare x avere 2 dritte x l'acquisto di una macchina e x iniziare a fargliela usare ?

getty@misconel.it

Momo ha detto...

Zion, ti è piacuto veramente, vedo! Sono felicissimo. Per la cronaca, le informazioni sulle varie ere le ho prese da altri siti.

Massimo, hehehe, il tonno per un po' starà lì dov'è.

Stnd, Eeeeeh! Non ho capito niente di sto commento. Che vuol dire?

Getty, ti scrivo una mail! Ciao.

Anonimo ha detto...

Bel post! Sepre affascinante questo luogo, peccato per l'interruzione causa frana....era così già in agosto 2009!
Saluti! Marco (il marco che riconobbe il dettaglio delle colonne del tempio di minerva del tuo giro in umbria :-) )

Momo ha detto...

Marco, grazie mille per i complimenti. Io però dubito fortissimamente che quella frana fosse lì dal 2009. A metà canion c'era un ordinanza del sindaco di metà aprile che faceva riferimento al fatto che entro fine maggio avrebbero ripristinato la via. In ogni caso quella frana non aveva l'aspetto di essere lì da due anni. E tanto meno è stranissimo che in una regione come l'Alto Adige e in un sito protetto dall'Unesco gli altoatesini possano lasciare una simile situazione irrisolta per due anni.

Anonimo ha detto...

Bel post, luogo sempre molto affascinante! Peccato per l'interruzione del percorso causa frana, in agosto 2009 mi ci sono imbattuto pure io...spero che prima o poi verrà ripristinato il giro ad anello.
Un saluto!
marco (quello che indovinò dov'eri in vacanza dall'indizio delle colonne del temmpio di Minerva ad Assisi :-) )

Anonimo ha detto...

Ciao Momo, scrivo qui per segnalare a chi leggesse che il 10/09/12 sono stato al Bletterbach e la scala per risalire la cascata a monte è ancora inutilizzabile. Però pochi minuti prima della cascata, sulla destra orografica del rio, si trova il sentiero 'Jagersteigh'. Permette, salendo 150 mt di dislivello, di raggiungere una forestale. Percorrendola per pochi minuti in salita si arriva ad una fonte: lì parte un sentiero a dx in discesa che porta di nuovo nel rio, e proprio sopra alla famosa cascata con la scaletta franata, permettendo così di aggirarla.

Tra l'altro a questo punto è d'obbligo risalire ancora il rio, arrivando al 'Gorz', ultimo tratto percorribile e proprio sotto il Corno Bianco!

Ho usato il tuo blog come spunto per i miei giorni di vacanza in Trentino, grazie Momo!

DanieleM

Momo ha detto...

Daniele M, grazie a te per le info aggiornate e per la visita!!

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